Dopo un mese di assenza, finalmente sono tornata alla mia casa in Umbria.
Mi sono arrabbiata nuovamente per la morte di una delle gatte che vivono da me.
La mattina quando aprivo le finestre mi aspettava sull’albero.
Fin da quando ero bambina con i miei ci occupavamo dei cuccioli e trovatelli che arrivavano.
La loro compagnia ha riempito la mancanza di fratelli e sorelle biologici prima e della morte dei miei genitori poi.

Ho finito di leggere La brace dei Biassoli di Mario Tobino.
La madre torna a vivere nella sua casa d’infanzia, unica sopravvissuta della sua famiglia d’origine.
Negli ultimi giorni di agonia riporta in vita con la memoria tutte le persone che popolavano la casa.
Il figlio vive con lei la fine, la condivisione è talmente forte che si ammala anche lui.
Poi, al cimitero per approntare la tomba, vede il corpo intatto dello zio, eternamente giovane, com’era quando è morto.
Similitudini con la mia casa in Umbria, che alla morte di mio padre ho dovuto affittare per poterla mantenere, alcune volte arrivavo a fine mese con un euro nel portafoglio.
Ho portato con me a Roma due gatti che riempivano il vuoto di casa quando tornavo dal lavoro.
Lo scorso anno ho ultimato la tomba dei miei in montagna, come loro desiderio, andando a rafforzare il legame affettivo con la mia casa umbra.

Ho finito di leggere anche Lezioni sull’odio di Michela Murgia.
Grazia Deledda eredita la casa paterna e la vende per cancellare la memoria di tutto il male che ha subito dalla famiglia e dal paese.