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Ferragosto amarcord

Oggi la magia sembra già scomparsa, ma ieri è stata una giornata perfetta.

Oltre ai famigliari e agli amici, l’improvvisata di altri: il regalo di una presenza inaspettata.

Dopo tanto tempo riscoprirsi famiglia accogliente e condivisa.

All’inizio pensavo fosse il miracolo del buon cibo, ma poi ho ricordato mia madre, il suo esempio, forse assorbito in modo inconscio.

E poi le case da condividere, amate, ereditate, curate, che a contarle tutte, si può fare il giro del mondo.


Anniversario di matrimonio

Questo sedicesimo è stato speciale: un’oasi dagli alti e bassi, dai battibecchi e dal caldo insopportabile.

Festeggiato con l’acquisto di libri d’arte e di un romanzo che, una volta tanto, incuriosiva entrambi all’insaputa uno dell’altra.

E poi una refrigerante e appagante vaschetta di gelato di Giolitti a Testaccio.

La lunga estate calda

Sto faticando molto con questo caldo. Anche i pensieri, aridi, si inceppano, non scorrono.

Svogliatamente ho sostenuto l’ultimo esame del corso di biblioteconomia della Biblioteca Apostolica e ora arranco sull’elaborato finale.

La scorsa settimana mi sono alzata alle cinque per finirlo, ma ancora non va bene. Dovrò lavorarci ancora e ho bisogno di riposo, della settimana di vacanze che mi sono ritagliata ad agosto e non voglio passarla al computer.

Sono stanca e a volte lo sfinimento mi porta la depressione, la voglia di mollare tutto. Poi guardo fuori dalla finestra e il mondo mi attira, mi guarisce, nonostante il caldo che impedisce i movimenti e qualsiasi attività.

Piero Chiara mi accompagna con la sua ironia e il suo cinismo dissacranti: Cogliano Inferiore, che con quello Superiore formava un unico comune chiamato Due Cogliani.

Riscatto e liberazione e viceversa

Mi sembra che tutti i libri che leggo e che sto leggendo parlino di riscatto e liberazione. Per non parlare del mio dottorato incentrato sull’Ordine dei Mercedari, fondato per il riscatto dei prigionieri cristiani nelle mani dei musulmani.

Ho finito di leggere il libro di Marinella Perroni, Colloqui non più possibili con Michela Murgia. Sto cercando di scrivere di lei anche per rispondere agli attacchi che le vengono lanciati, nonostante sia morta. In realtà non fanno che confermare la sua convinzione, fede e speranza, che la morte non è la fine della vita e che avrebbe continuato a vivere.

Aveva pensato di trasferirsi in Corea. Mi ha aperto gli occhi su un mondo che non conosco e che fa parte del vissuto degli adolescenti di oggi. Mi ha avvicinato ad una giovane donna a cui voglio molto bene. Mi ha fatto capire quanto e come sto invecchiando, lontana dal mondo dei giovani. Mi ha ricordato il mio interesse per il Giappone e il desiderio interrotto di approfondire la conoscenza della sua storia e letteratura, oltre che l’arte.

La storia è diventata in qualche modo il centro della mia vita e delle mie passioni: lo è sempre stata, anche se più specificamente storia dell’arte.

Comunque ora voglio continuare a parlare di libri, forse influenzata da Fabio Stassi. Per quanto credo che anche per lui storia e letteratura e altro coincidono e si intersecano senza soluzione di continuità.

Ho finito di leggere I gatti di Shinjuku di Durian Sukegawa regalatomi dalla mia amica sorella. Yama è daltonico, come tale bollato ed escluso sia dal mondo scolastico che lavorativo ad alti livelli. In un tentativo di evasione entra in un bar, dove i gatti sembrano essere parte di un gioco basato su scommesse. Si rivelano invece come incarnazione della libertà e della parte migliore dei protagonisti. Yume è strabica, divisa in se stessa. Grazie ai gatti ed identificandosi con essi, sia Yama, che Yume, si liberano dalla violenza che li soffoca negli affetti e sul lavoro. Grazie ai gatti e alla poesia, riescono a farlo insieme, anche se a distanza.

Ho finito di leggere Gisella di Carlo Cassola, mi piacerebbe leggerne anche la critica. Quello che ho trovato sbirciando su internet è un commento che rimane parziale e sulla superficie. All’inizio Gisella viene vista attraverso gli occhi dei ragazzi sulla spiaggia, poi parla in prima persona, si definisce da sola. Cerca, almeno apparentemente, una vita tranquilla, agiata, benestante. In realtà tutto quello che fa, nel bene e nel male, sembra la ricerca di una figura paterna, affettuosa e benevolente. Alla fine non si sa se sia riuscita o meno nei suoi intenti e sembra ancora che il giudizio sia dato dall’esterno oltre che da lei stessa. Torna una visione molteplice sul personaggio.

Ho finito di leggere anche Marianna Sirca di Grazia Deledda, meraviglioso, stupendo, poetico, come La madre. Anche qui da approfondire la critica, che non manca. Magari ci torno. Meravigliosa!!!

Sono al quinto volumetto della Storia delle donne del Corriere della Sera e ho cominciato a leggere Piero Chiara.

Michela murgia e la moda

Oggi, dopo la lirica, ho letto sulla moda. Un’altro pezzo della mia vita. Mia madre e mia nonna erano sarte di alta moda.

Prima o poi troverò il tempo per scrivere di più. Ancora una volta Michela Murgia ha saputo esprimere e rivelare cose vitali e che mi toccano da vicino. Nel quotidiano della mia vita di donna, come singola e come genere.

Michela murgia: Andateci a vedere la lirica: si imparano cose

Oggi ho letto questa frase. Mia madre mi ha portato a teatro fin da bambina. Mentre lavorava a casa, la radio sintonizzata sul canale delle musica classica, era la colonna musicale giornaliera, compresa l’opera lirica.

Anche mia madre, come Michela Murgia, prediligeva Mozart, il Don Giovanni in particolare.

Di mia zia, la mia mamma musicale, oltre al magnifico pianoforte, ho gli spartiti, anche di opere liriche. Nonché un fantastico giradischi, dischi e libri su autori, cantanti, opere.

Quindi non mi resta che continuare ad imparare.

Domenica del corpus domini a spoleto

Fine settimana stupendo!

Ha avuto inizio sabato mattina con il ritiro dell’abito di mio marito per il matrimonio dei nostri amici a luglio.

Già il negozio è particolare uno spazio curato, piccolo, su due piani.

La soddisfazione di fare acquisti, comprare cose belle.

Quattro camicie che stanno benissimo a mio marito per colore, stoffa, modello.

Nel pomeriggio tardo siamo tornati a Spoleto per la messa del Corpus Domini in una delle chiese medievali stupende: San Gregorio Maggiore.

Domenica mattina mi sentivo in forze. Sono andata con mio marito al mercatino di Pissignano.

C’erano un bellissimo libro con incisioni di Duilio Cambellotti con la scatola di stoffa, un disegno di Giampaolo Berto, una matrice futurista per xilografia …

Unico acquisto un timbro o punzone con manico di legno e lo stemma dei Medici granduchi.

Tornata a casa ho spazzato dentro e fuori e spolverato.

Poi ho letto e studiato.

Mi sono goduta la mia casa e il mio giardino.

31 maggio domenica della Trinità e di santa Maria Liberatrice a Testaccio

La chiesa della mia parrocchia, agli inizi del Novecento, ha ereditato il titolo della barocca fatta saltare con le bombe per riportare alla luce Santa Maria Antiqua al Foro Romano.

Il titolo latino completo è Santa Maria libera nos a poenis inferni.

Liberatrice è per me il titolo più bello.

Libertà dai piccoli e subdoli inferni quotidiani che, come pezzi di un puzzle, vanno a comporre la dannazione più totale.

Vorrei il coraggio di lottare sempre e comunque.

Di affrontare il dolore che il coraggio e la lotta scatenano dentro e fuori.

Penso a Michela Murgia, ma anche ai personaggi dei libri, dei film, della tv, che accompagnano il mio quotidiano.

In particolare in questo momento i miei eroi sono Imma Tataranni e Reacher.

Quest’ultimo è un cristone di oltre un metro e novanta che vive solo con i vestiti che indossa (seri e preoccupanti dubbi sul cambio delle mutande), non ha casa e porta con se solo lo spazzolino da denti.

Quando incontra, o meglio si scontra, con palesi ingiustizie (gli fanno fuori il fratello, gli amici) semplicemente ammazza i responsabili.

Quanto mi sento alta spesse volte!

Io sono san Tommaso che non crede finché non tocca, sono Marta, che oberata si lamenta, sono il fratello maggiore del figliol prodigo …

Domenica di Pentecoste ai Musei Capitolini

Mi sono svegliata con una insolita energia: è il momento giusto per andare vedere la mostra Vasari e Roma.

Tornare al mio amore per la storia dell’arte dopo aver privilegiato, negli ultimi tempi, la letteratura del Novecento e contemporanea soprattutto.

In questo momento mi sta accompagnando Ecchecavolo. Il mondo secondo Imma Tataranni di Mariolina Venezia, in particolare Gli smontatori sul cambiamento e stravolgimento architettonico a puro scopo di lucro.

Io e mio marito abbiamo raggiunto a piedi i Musei Capitolini che abbiamo ripercorso tutti, non solo le sale dedicate alla mostra su Vasari.

La magica atmosfera del Tabularium con l’affaccio sul Foro Romano e sul Palatino.

Tante foto, come ritrovare amici di vecchia data. Anche se alcune nuove collocazioni non mi convincono del tutto.

Bella anche la piccola mostra sugli angeli: prodigioso il dipinto di Pietro da Cortona!

Siamo passati al piccolo mercato davanti alla chiesa di Santa Anastasia al Palatino e poi a casa.

Ieri mio marito è andato a Frascati a vedere le mostra di scultura di un suo amico. Mi ha portato la Pupazza la tipica bambola al miele. Quando ero piccola andavo con mia nonna, sarta di alta moda, a comprare bottoni, stoffe e fodere nei negozi del centro. Tappa fissa era il bar dove mi comprava la Pupazza di Frascati.

A messa nella chiesa di Santa Maria Liberatrice, dove andavo con mia nonna, c’è la pala d’altare di sant’Anna che insegna a leggere a Maria bambina. Ero convinta che il dipinto raffigurasse mia madre e mia nonna. Lo rivedo e guardo sempre con molto piacere e forse lo credo ancora che raffiguri le due donne più importanti della mia vita.

Domani e dopodomani il convegno su san Francesco d’Assisi, gli archivi poi di nuovo a lavoro ai Musei Vaticani.

Ho scoperto che questo senso di rigenerazione vacanziera, dopo momenti di crisi da stanchezza e sfinimento, non è affatto strano: È Pentecoste, la discesa dello Spirito Santo che ricrea e fa nuove tutte le cose, nuova nascita, rinascita, resurrezione.


Leggiucchio, studicchio, spianicchio

Il mio primo maggio in Umbria va così.

Mi godo la casa dentro e fuori, fa freddo, ma c’è un bel sole.

Ci sono i gatti.

Ho finito di leggere La verità sul caso Motta di Mario Soldati.

Geniale anche questo romanzo, che nell’esame dei comportamenti socio culturali degli anni Trenta del Ventesimo secolo, introduce reminiscenze epico-fiabesche nei caratteri delineati alla luce della psicanalisi con echi pirandelliani.