Riscatto e liberazione e viceversa

Mi sembra che tutti i libri che leggo e che sto leggendo parlino di riscatto e liberazione. Per non parlare del mio dottorato incentrato sull’Ordine dei Mercedari, fondato per il riscatto dei prigionieri cristiani nelle mani dei musulmani.

Ho finito di leggere il libro di Marinella Perroni, Colloqui non più possibili con Michela Murgia. Sto cercando di scrivere di lei anche per rispondere agli attacchi che le vengono lanciati, nonostante sia morta. In realtà non fanno che confermare la sua convinzione, fede e speranza, che la morte non è la fine della vita e che avrebbe continuato a vivere.

Aveva pensato di trasferirsi in Corea. Mi ha aperto gli occhi su un mondo che non conosco e che fa parte del vissuto degli adolescenti di oggi. Mi ha avvicinato ad una giovane donna a cui voglio molto bene. Mi ha fatto capire quanto e come sto invecchiando, lontana dal mondo dei giovani. Mi ha ricordato il mio interesse per il Giappone e il desiderio interrotto di approfondire la conoscenza della sua storia e letteratura, oltre che l’arte.

La storia è diventata in qualche modo il centro della mia vita e delle mie passioni: lo è sempre stata, anche se più specificamente storia dell’arte.

Comunque ora voglio continuare a parlare di libri, forse influenzata da Fabio Stassi. Per quanto credo che anche per lui storia e letteratura e altro coincidono e si intersecano senza soluzione di continuità.

Ho finito di leggere I gatti di Shinjuku di Durian Sukegawa regalatomi dalla mia amica sorella. Yama è daltonico, come tale bollato ed escluso sia dal mondo scolastico che lavorativo ad alti livelli. In un tentativo di evasione entra in un bar, dove i gatti sembrano essere parte di un gioco basato su scommesse. Si rivelano invece come incarnazione della libertà e della parte migliore dei protagonisti. Yume è strabica, divisa in se stessa. Grazie ai gatti ed identificandosi con essi, sia Yama, che Yume, si liberano dalla violenza che li soffoca negli affetti e sul lavoro. Grazie ai gatti e alla poesia, riescono a farlo insieme, anche se a distanza.

Ho finito di leggere Gisella di Carlo Cassola, mi piacerebbe leggerne anche la critica. Quello che ho trovato sbirciando su internet è un commento che rimane parziale e sulla superficie. All’inizio Gisella viene vista attraverso gli occhi dei ragazzi sulla spiaggia, poi parla in prima persona, si definisce da sola. Cerca, almeno apparentemente, una vita tranquilla, agiata, benestante. In realtà tutto quello che fa, nel bene e nel male, sembra la ricerca di una figura paterna, affettuosa e benevolente. Alla fine non si sa se sia riuscita o meno nei suoi intenti e sembra ancora che il giudizio sia dato dall’esterno oltre che da lei stessa. Torna una visione molteplice sul personaggio.

Ho finito di leggere anche Marianna Sirca di Grazia Deledda, meraviglioso, stupendo, poetico, come La madre. Anche qui da approfondire la critica, che non manca. Magari ci torno. Meravigliosa!!!

Sono al quinto volumetto della Storia delle donne del Corriere della Sera e ho cominciato a leggere Piero Chiara.